Lodovica Carli al Convegno nazionale della CEI: “Accogliere ed accompagnare i bisogni dei ragazzi”

Lodovica Carli al Convegno nazionale della CEI: “Accogliere ed accompagnare i bisogni dei ragazzi”
09 Mag 2015

In Italia “c’è un tavolo da costruire, ma c’è già un bel giardino di buone pratiche per la costruzione di un nuovo umanesimo”. Così don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale della famiglia, introduce la seconda parte della mattina del convegno nazionale “Buone pratiche nella scuola e nell’università per un nuovo umanesimo”, promosso fino a domani a Roma dall’Ufficio Cei per l’educazione, la scuola e l’università in vista del convegno di Firenze.

Lodovica Carli, ginecologa e presidente del Forum delle associazioni familiari della Puglia, riflette sull’educazione sessuale ma avverte: “Parlando con i ragazzi occorre anzitutto accettare la sfida di accogliere e accompagnare il loro bisogno di significato, di relazione e di progetto”. Negli anni, spiega, “abbiamo visto un aumento nella scuola delle proposte di educazione sessuale, spesso delegate a ‘esperti’, impostate in prospettiva moralista o tecnicista, senza il coinvolgimento di insegnanti e genitori”. Di fronte alle domande dei ragazzi c’è però spesso “una debolezza del soggetto adulto: genitori, educatori e docenti tendono ad autoescludersi”.

Per Carli “serve allora accompagnare genitori e docenti nella formazione di un giudizio sul gender, ma anzitutto occorre aiutarli a riprendere in mano la loro funzione educativa, aggregandoli in una rete”. Di qui il riferimento a “Il filo e la rete”, newsletter mensile del Forum nazionale delle associazioni familiari. Una buona pratica è “La luna nel pozzo”, percorso dell’associazione “La bottega dell’orefice” presieduta dalla dottoressa Carli.

Un percorso di educazione all’affettività e sessualità, dall’ultimo anno della scuola primaria, in collaborazione con l’Università degli studi di Bari e l’Ufficio scolastico regionale. 1.400 i ragazzi finora coinvolti in 18 scuole statali del capoluogo, 1.500 ore complessive di lavoro. Il percorso si struttura in incontri di piccoli gruppi con educatori, alla presenza di docenti e genitori. Grazie al progetto, spiega, “i ragazzi affermano di essere sorpresi dai cambiamenti avvenuti in loro, dall’avere scoperto la bellezza e la ricchezza dell’affettività”. Occorre costruire, conclude Carli, “proposte che durino nel tempo attraverso un’alleanza tra l’associazione che promuove il percorso, la scuola e la famiglia”.

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