Bari è omofoba? Sicuramente è una città dove se nasce un bambino la sua famiglia rischia la povertà

Bari è omofoba? Sicuramente è una città dove se nasce un bambino la sua famiglia rischia la povertà
16 Lug 2017

Come si stabiliscono le priorità di spesa delle risorse pubbliche?

Lettera aperta al Sindaco De Caro, alla Giunta e al Consiglio Comunale

A Bari qualcuno ritiene che l’omofobia e la transfobia abbiano raggiunto livelli tali da rendere necessaria da parte del Comune l’erogazione di un progetto di “Formazione per il superamento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, destinato ai dipendenti comunali nell’ambito della loro formazione obbligatoria, come spiegato durante la conferenza stampa di presentazione dell’11 luglio scorso.

1. Come mai è stato scelto questo argomento per la formazione obbligatoria delle maestre? E come mai è stato individuato e definito dal Comune, anziché, come di solito accade, in base alle richieste degli educatori interessati?

Da quanto si sa, il percorso formativo fa seguito ad una “Indagine sulle opinioni in materia di Omofobia e di Transfobia” somministrata ai dipendenti del Comune di Bari, su proposta del Tavolo tecnico LGBTQI.

Le Associazioni del Tavolo hanno contribuito ad individuare il gruppo di lavoro “che ha elaborato il questionario per l’indagine, e successivamente ha redatto il progetto formativo per i Dipendenti comunali ed è attualmente impegnata nella realizzazione del progetto”.

In realtà, dall’indagine preliminare al progetto – di durata triennale e finanziato dalle Casse comunali -, non sembrerebbe che la maggior parte dei dipendenti comunali baresi partecipanti alla ricerca manifesti vissuti o comportamenti ostili alle persone omo o transessuali.

Sono poi da considerare anche i dati dell’“Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori” istituito presso il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, che monitora tutte le segnalazioni di presunti reati a sfondo discriminatorio (per motivi etnici, razziali, per convinzioni religiose, orientamento sessuale, identità di genere, disabilità, età, lingua); all’Oscad, nei suoi primi tre anni di attività, sono pervenute solo 83 segnalazioni di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, da tutta Italia.

Alla luce di questi dati, in tempi di estrema penuria di risorse economiche per i comuni italiani, è davvero prioritario usare denaro pubblico per la realizzazione di questi progetti? Ci chiediamo: quanto costa nel complesso il progetto formativo? Come è stato appaltato? C’è stata una gara d’appalto? O sono state fatte assegnazioni dirette? Come e perché?

2.Secondo il Comune di Bari, “questo percorso ha l’obiettivo di “decostruire stereotipi e pregiudizi nell’ottica del superamento delle discriminazioni basate sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale nei contesti lavorativi, (…)”. Il percorso formativo, elaborato ed erogato dall’Università di Bari, è attualmente proposto alle 80 insegnanti degli asili nido e delle scuole dell’infanzia comunali.

E allora ci sarà omofobia nelle scuole? Vediamo… Una recentissima ricerca-azione condotta su ragazze e ragazzi in otto scuole secondarie inferiori e superiori baresi, svolta da esperti dell’Università di Bari nel corso dell’anno scolastico 2016-2017, nel contesto di un progetto di educazione al rispetto delle differenze finanziato dall’UNAR, ha messo in evidenza l’assenza di atteggiamenti e mentalità omofobici fra i ragazzi baresi che hanno partecipato al progetto e la tendenza dei ragazzi stessi ad assimilare credenze e comportamenti vissuti in famiglia.

Ma forse questi sono già giovani, il problema sarà tra i piccoli…

In una nota del Comune di Bari, il responsabile del progetto dichiara: “Un modulo importante del percorso riguarda l’acquisizione di competenze per la gestione adeguata dei processi educativi, modulo che interessa soprattutto le/gli insegnanti e le/gli educatrici/tori dell’infanzia, per comprendere come si possa educare ad una cultura delle differenze, attraverso cui abbattere pregiudizi e stereotipi omotransfobici”.

Secondo quanto previsto dalla Legge sulla Buona Scuola, dalle circolari esplicative del MIUR, e dichiarato dalla stessa Ministra Fedeli ai Genitori del FONAGS, sarebbe preoccupante affidare esclusivamente a chi opera negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia comunali baresi il compito di accompagnare alla scoperta della sessualità i piccolissimi bambini e le piccolissime bambine ad essi affidati, senza il fondamentale coinvolgimento dei genitori a cui la Costituzione (art. 30) e tutti i documenti ministeriali riconoscono la primaria responsabilità educativa nei confronti dei propri figli.

Suggeriamo pertanto al Comune di sostenere il compito educativo dei genitori, senza sostituirsi ad essi, tanto più nell’affronto di temi così fondamentali, aiutando semmai la costruzione di alleanze virtuose fra scuola e famiglia

3.Nella prefazione al libretto con cui Comune ed Università di Bari presentano i risultati della Indagine, il Sindaco De Caro fa una affermazione importante: “Il Tavolo LGBTQI (…) rappresenta uno dei percorsi di democrazia partecipata più qualificante della Città di Bari, che in questi anni ha permesso all’amministrazione comunale di individuare i temi LGBTQI su cui indirizzare le proprie politiche in sinergia con gli uffici amministrativi per raggiungere gli obiettivi individuati in ordine di priorità”.

Ci permettiamo di ricordare al Sindaco di Bari, nonché Presidente di ANCI, che è vigente un Protocollo d’intesa fra Comune di Bari e Forum delle Associazioni Familiari di Puglia, sottoscritto dall’Amministrazione Emiliano , ma cogente anche per questa Amministrazione , per la individuazione e l’attuazione di politiche familiari concertate.

Come mai non si dà ad esso concreta attuazione? Perché non ci si interroga su questi temi ? Come si stabiliscono le priorità di spesa delle risorse pubbliche? Non è priorità da affrontare il fatto che attualmente la nascita di un bambino in più rischi di far precipitare la sua famiglia sotto la soglia di povertà (Istat, luglio 2017)? Non lo è a Bari, come in tutta Italia?

Chiediamo al Sindaco, alla Giunta ed al Consiglio Comunale un Tavolo di lavoro per concertare le misure di politica familiare davvero prioritarie per la nostra Città.

Il Forum delle Associazioni Familiari di Puglia

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