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Con la emanazione delle “Linee di indirizzo regionali sui Consultori Familiari”, la Giunta regionale pugliese conferma la sua volontà di avviare un progetto di riorganizzazione e di riqualificazione della rete consultoriale regionale e di intervenire per prevenire il triste fenomeno delle interruzioni volontarie di gravidanza; e se tale intendimento è senza dubbio apprezzabile, non sono condivisibili alcuni strumenti fondamentali dell’azione che la Regione Puglia intende intraprendere.
1. In merito alla prevenzione delle IVG, delle quali la Puglia detiene il triste primato, soprattutto per tasso di recidive e per incidenza nelle fasce d’età adolescenziali, le Linee di indirizzo affermano che “gli interventi dei CF devono mirare (…) alla rimozione delle cause che portano le donne all’IVG anche attraverso interventi di natura sociale e socio-sanitaria integrata”.
In contrasto con questo obiettivo fondamentale della legge 194/78, si è ritenuto di integrare le piante organiche consultoriali carenti con Medici ed Ostetriche non obiettori così come previsto dalle stesse “Linee di Indirizzo”, e di ridurre progressivamente la quota di Medici obiettori ad oggi operanti in queste strutture “provvedendo a sostituire immediatamente i Medici obiettori che impediscano l’applicazione della legge 194, la libera scelta contraccettiva della donna e l’utilizzo dei presidi farmacologici di prevenzione delleIVG”(pag.7) Forum delle famiglie non comprende pertanto la necessità, per realizzare questo obiettivo fondamentale della legge 194/78,.7)
Considerato che l’aborto, chirurgico o medico che esso sia, non può che avvenire in Ospedale, e che proprio del Consultorio è il compito preventivo pre - e post -concezionale, il Forum delle Associazioni Familiari si chiede come il Medico obiettore possa essere considerato un ostacolo in tali circostanze. Tale pregiudizio, gravemente discriminatorio ed anticostituzionale, oltre che in contrasto con la lettera e lo spirito della legge 194 /78, è peraltro immotivato anche rispetto alla prescrizione della pillola del giorno dopo. Numerosi lavori scientifici dimostrano infatti che assicurare il libero accesso alla cosiddetta contraccezione d’emergenza, se ne incrementa l’impiego, non ha effetti sui tassi di gravidanza e di abortività.
Inoltre, se ad ogni Medico deve essere assicurato il diritto alla prescrizione medica secondo scienza e coscienza, è necessario attenersi al principio di precauzione nei casi di dubbio meccanismo d’azione del farmaco; ed è noto che la pillola del giorno dopo può agire anche con effetto antinidatorio se assunta in fase periovulatoria.
A fronte di ciò, malgrado l’attenzione dichiarata alla “libertà di scelta contraccettiva della donna”, continua a non essere prevista nei CF la figura dell’insegnante della Regolazione Naturale della fertilità , che invece risponderebbe anche alle istanze delle donne che intendono utilizzare queste metodiche per la loro pianificazione familiare .
D’altronde, in Puglia non è mai stato realizzato un sistema di monitoraggio delle cause che inducono le donne a richiedere l’IVG, né degli interventi preventivi delle IVG effettivamente realizzati , sia in relazione alle diverse realtà territoriali, sia in riferimento alla figura professionale preposta alla certificazione preliminare richiesta dalla legge 194; chiediamo quindi al Governo regionale di approntare adeguati sistemi di rilevazione che certamente gioverebbero ad una reale politica preventiva del dramma dell’aborto
2. In riferimento alla tipologia d’azione prevista per il CF, le nuove “Linee di indirizzo regionali” prevedono opportunamente la multidisciplinarietà delle prestazioni e l’apertura a fondamentali campi di azione, come lo “Spazio adolescenti” , le relazioni specie se problematiche, di coppia e di famiglia, l’affido e l’adozione, il sostegno a gravidanze a rischio, le separazioni ed i divorzi.
Se tali intendimenti sono assolutamente condivisibili, il Forum delle Associazioni Familiari si chiede come essi possano essere concretamente perseguiti in mancanza di figure professionali specificatamente ad hoc come il Pedagogista o il Mediatore familiare, non previste nell’organico del CF, e deplora l’assoluta mancanza di collegamento con le diverse Associazioni Familiari, di volontariato o di promozione sociale, espressione di una società civile da tempo impegnata attivamente sul territorio in tali impegnativi campi d’azione, la cui collaborazione con i CF era prevista dallo stesso Piano Sanitario Regionale in merito alla “programmazione di attività esterne alla struttura da parte delle equipes dei CF di uno o più Distretti (o dell’intera ASL), da realizzare nei luoghi di maggiore aggregazione delle possibili fruitrici dei servizi consultoriali (scuole, fabbriche a prevalente mano d’opera femminile, ecc.), anche promuovendo la costruzione di un sistema di relazioni con le altre strutture e servizi preposte (Centri famiglie, ecc.)” (PSR, pagg 159-160)
Spiace notare, ancora una volta, una resistenza pregiudiziale a costruire benessere comune individuando nella società civile una reale protagonista dell’azione democratica, a detrimento della possibilità di realizzare un sistema di welfare locale veramente sussidiario e di rete.
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